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martedì 3 marzo 2009

Concerto a Brescia

Dopo lunghe giornate grigie e piovose arriva il tanto sperato sole. La luce arriva più debole alla fine dell'Autunno, preannunciando l'arrivo dell'Inverno. E' in questo giorno così bene iniziato che si è svolta una delle esperienze più belle ed emozionanti della mia vita.
Questa volta la città di destinazione è Brescia. Personalmente non avevo mai messo piede in questa città, dai tratti tipici delle città del nord.
Il viaggio per me inizia alle 13.30 quando mi avvio verso la stazione dei treni di Vicenza. Cogliendo l'occasione della bella giornata decido di recarmi a Verona per poi raggiungere, insieme al mio amico Paolo che mi avrebbe accompagnato, la sua città: Mantova. Il treno parte con qualche minuto di ritardo. Il paesaggio che mi si presenta fuori dal finestrino è davvero molto rilassante: colline con qualche abitazione, grandi distese di vigneti e qualche fiume che lento e inesorabile scorre verso il mare. Il sole illumina l'abitacolo dove mi trovavo riscaldando non solo il corpo ma anche il cuore. Le affascinanti forme della Natura mi fanno sempre un grande effetto e sono spesso fonte di ispirazione.
Molto prima di quanto pensassi raggiungo la città famosa per la storia di Giulietta e Romeo: la veneta Verona. Passano pochi minuti e sono già in viaggio con il mio amico Paolo verso Mantova. Il tragitto è breve e in poco tempo raggiungiamo una delle città più particolari d'Italia. La sensazione che prova un visitatore che si trova a Mantova per la prima volta è quella di trovarsi improvvisamente in pieno Rinascimento. Palazzi imponenti, torri e piazze delineano un panorama degno di dipinto antico. Passeggiando per le strade e attraversando le piazze ho quasi la sensazione di sentire la Musica di "Futuro Antico III", l'album che Angelo ha dedicato alla musica della corte dei Gonzaga, la famiglia che per molti decenni governò questa città.
Purtroppo il nostro soggiorno è breve anche se ci permette di visitare la bellissima basilica di Sant'Andrea, famosa per molti dipinti di Andrea Mantegna e, secondo la leggenda, per custodire il preziosissimo sangue di Cristo portato dal centurione romano Longino...
Quando il tempo a nostra disposizione scade decidiamo di avviarci verso la vera tappa della giornata.
Il viaggio verso Brescia risulta essere piuttosto breve e troviamo velocemente il luogo dove si sarebbe tenuto il concerto. Il sole è ormai sparito da tempo e la notte ci regala un'aria davvero fredda. Una volta giunti al Palabrescia, il palazzetto dove si farebbe tenuto il concerto, ci affrettiamo ad entrare a riscaldarci. Mentre cerchiamo l'entrata di quell'edificio così particolare sentiamo nell'aria aleggiare le magiche note de "Il Cantico delle Creature". Conoscendo ormai come si svolgono i concerti capisco che le prove sono iniziate. Trovato l'ingresso vediamo alcuni membri dello staff che completano i preparativi per la serata.
Visto l'anticipo ci sono poche persone in sala d'attesa. Approfittiamo di questo momento per prenderci una cioccolata calda. E' un vero toccasana in queste giornate così fredde.
Trascorre un po' di tempo e timidamente inizia a formarsi un piccolo gruppo di persone. Finalmente arrivano anche Laura, Viola e il marito Maurizio, accompagnati da Giuseppe che era andato loro incontro. Dopo i saluti decidiamo di raggiungere uno degli scopi della nostra serata: la consegna del regalo di Natale per il Nostro Angelo. Per far questo cerchiamo il camerino degli artisti che scopriamo essere dietro al palco. Subito ci accoglie calorosamente il manager di Angelo e, in seguito, anche il batterista Davide e altri componenti del gruppo.
Per me è davvero una forte emozione poter stare vicino alle persone che hanno reso possibile tutto questo.
Davide si rivela subito la bella persona simpatica che ho sempre immaginato. Ci regala qualche battuta e ci spiega un po' la sua visione dell'interpretazione dal vivo.
Purtroppo Angelo non è pronto ad accoglierci in quel momento così decidiamo di tornare all'ingresso per poter acquistare i biglietti del concerto. Riusciamo a prendere i posti vicini e in una posizione molto buona. Giuseppe decide di prendere un posto più in alto per poter fare qualche ripresa. Nel frattempo la gente inizia ad affollare la sala d'ingresso.
Con mia grande sorpresa poco dopo ci raggiunge Gianluca che ci porta in un posto che mai avrei immaginato: il camerino di Angelo. Questi ci accoglie con grande calore e ci invita a sederci insieme a lui. Nessuno però approfitta di questo invito forse per un po' di imbarazzo. Il grande momento era arrivato. Consegniamo il libretto che con tanto amore e passione noi della Locanda abbiamo realizzato. Durante la sua carriera Angelo ha interpretato varie versioni de "Alla fiera dell'est" e noi, così per scherzo, abbiamo deciso di tradurla nei vari dialetti presenti nella Locanda. Angelo resta veramente sbalordito e al tempo stesso onorato per una simile impresa. Poiché si trattava di un regalo di Natale gli spieghiamo che, oltre alle versioni dialettali della Fiera, erano presenti anche i nostri personali auguri di Natale.
Sarei rimasto in sua compagnia per molto altro tempo ancora ma decidiamo di lasciarlo per dargli il tempo di rilassarsi prima del concerto. Tempo fa ho letto che per lui durante i primi minuti sul palco il pubblico non esiste. Esiste solo la Musica e piano piano entra in sintonia con il calore della gente. Credo che sia un modo per entrare in quella che io chiamo la "Dimensione Musicale", una dimensione estranea allo spazio e al tempo che appartiene solamente alla Musica.
Tornati nella sala d'ingresso attendiamo l'apertura delle porte per poter prendere posto. Durante questa attesa conosco un po' meglio il Giuseppe che era la prima volta che incontravo di persona. La folla nel frattempo raggiunge una dimensione notevole dimostrando che, nonostante siano 8 anni che viene riproposto lo spettacolo, questo sia ancora molto apprezzato e riesca ancora a riscaldare i cuori di molte persone. Io credo che Angelo Branduardi in questi 8 anni si sia fatto conoscere a moltissime persone, soprattutto i giovani che partecipano calorosi alle sue performance dal vivo.
Le porte vengono aperte e in un attimo la gente occupa gran parte della sala. I nostri posti risultano essere subito di mio gradimento essendo molto vicini al palco e in una posizione abbastanza centrale. L'emozione a questo punto inizia a salire.
Le luci si spengono e il sipario rosso si apre. Il silenzio dilaga in un attimo e il mio cuore inizia a battere molto più velocemente del solito. Entrano Davide e gli altri compagni di squadra seguiti poi da Angelo che entra rigorosamente dalla parte sinistra del palco. Un colpo di Gong fa vibrare la terra e l'aria e Angelo esordisce con la sua frase di apertura: "Io sono il Trovatore e sempre vado per molti paesi e città. Ora che sono arrivato fin qui: lasciate che prima di partirne IO CANTI". Nonostante abbia assistito varie volte a questo spettacolo l'emozione che provo è sempre la stessa e sempre molto intensa. Seguono le parole che San Francesco, primo poeta della nascente lingua italiana, scrisse 700 anni fa e, una volta lodato frate vento, con grande forza inizia "Il Cantico delle Creature". Questo brano ha per me un forte legame emotivo. Mi ha sempre accompagnato ed è il brano che mi ha fatto entrare nel mondo di Angelo Branduardi, un mondo che esploro ormai da quasi 6 anni.
La novità di questo concerto è la presenza di 3 attori dello spettacolo della Lauda, vestiti del saio che caratterizza il loro personaggio: San Francesco, San Bernardo e Santa Chiara. Ogni brano viene come di consueto introdotto dalla lettura delle Fonti Francescane e da qualche dialogo dei personaggi che, al momento di parlare, venivano illuminati. I brani che si susseguono sono quelli tipici di questo tipo di spettacolo: "Il Sultano di Babilonia e la Prostituta", "Il Lupo di Gubbio", "Audite Poverelle", "La Predica della Perfetta Letizia", "Nelle paludi di Venezia ...", "La Morte di Francesco" e infine il bis de "Il Cantico delle Creature" con il battito di mani del pubblico.
A questo punto si conclude la prima parte del concerto e il sipario si chiude. Questa è una novità per me perché, nei concerti a cui avevo assistito prima, la seconda parte seguiva immediatamente la prima senza intervalli. Molta gente lascia la sala ma appare da dietro le tende Angelo che ci spiega che lo spettacolo non era ancora finito.
L'attesa non è molto lunga e le tende rosse si riaprono, facendoci apparire Angelo con il violino. Segue un racconto che noi appassionati conosciamo molto bene: lo strumento del diavolo e il sesso degli strumenti. Credo che questo sia il punto del concerto in cui viene maggiormente coinvolto il pubblico. Viene lasciata cantare al pubblico "Alla fiera dell'est" (anche questa volta non ci viene risparmiata) e "Cogli la prima mela", introdotte dall'esecuzione dell'assolo di violino. Seguono altri cavalli di battaglia di Angelo, tutti molto coinvolgenti e dal grande potere emotivo: "Ballo in fa diesis minore", "Vanità di Vanità" e infine "La pulce d'acqua". Noto che il periodo di riposo dal live di Angelo ha dato i suoi frutti perché, nonostante la stanchezza, si percepisce la grande energia che sprigiona il suo violino.
Ancora con il cuore pulsante inizia la terza parte del concerto, quella del "meno c'è più c'è". La chitarra accompagna molti brani.
Inizia con due brani d'amore, due dei pochi che ha fatto dirà Angelo: "Tango" e "La Donna della Sera" questa accompagnata dalla batteria di Davide. E' stato per me molto emozionante sentire per la prima volta dal vivo "Tango". Viene confermata la mia convinzione che dal vivo Angelo trasmette molto di più che in un semplice supporto digitale. Seguono "Confessioni di un Malandrino", "La Luna" e un brano che non sentivo dal vivo dal mio primo concerto, "Cercando l'Oro", intervallato da una spiritosa parlantina con l'accento americano alla Stanlio e Ollio. A questo punto Angelo lascia il palco ma il calore del pubblico lo riporta al suo posto. Ci regala uno dei brani più emozionanti in assoluto: "Il Dono del Cervo".
Finisce tutto con un lungo e caloroso applauso che Angelo accoglie con la grande emozione che si vedeva scolpita nel suo volto stanco.
Quella che seguirà dopo sarà un'altra emozione che custodirò per sempre.
Noi decidiamo di rimanere in sala ancora un po', il tempo di recuperare Giuseppe e di ricomporci un po'. Usciamo dopo un po' incitati dal personale di sala e io e Paolo decidiamo di mangiare qualcosa. Qui conosciamo Annamaria, una malandrina che si era aggiunta da poco tempo al gruppo e tutti insieme ci scattiamo qualche foto ricordo. Soddisfatti ci rechiamo all'esterno sul retro del palazzetto, dove troviamo parcheggiate le auto dei musicisti. Ci raggiungono dopo un po' Davide e i suoi compagni e anche i 3 attori della Lauda. Ci complimentiamo con loro della bella serata e, una volta rimasti soli, ci raggiunge Gianluca che ci invita ad entrare a salutare Angelo.
Non troverò mai le parole giuste per descrivere l'emozione che ho provato in quei momenti. Ci accoglie nuovamente con grande calore nonostante la stanchezza e lo ricambiamo con molti complimenti per la bella serata. Dopo un po' rompo il ghiaccio chiedendogli di farmi firmare il cd de "L'Infinitamente Piccolo". Seguono vari autografi e una bella foto di gruppo che conclude questa bellissima serata.
Ogni volta è una grande emozione per me. Angelo è uno dei pochi artisti che riesce a darmi tanto e non riuscirò mai a ricambiarlo. Nel mio piccolo cerco di far conoscere alla gente la sua figura che è per me fondamentale nel panorama musicale, sia attuale che di tutti i tempi.
Grazie Angelo per la bella serata e arrivederci a presto.
Andrew
20 Dicembre 2008



giovedì 11 settembre 2008

Concerto a Parma

Questa volta la mia passione per la musica del Maestro mi ha portato a Parma.
Il viaggio inizia presto poiché il concerto si sarebbe tenuto prima del solito, alle ore 19.
Parto da casa alle ore 14 circa per arrivare in tempo a prendere il treno alla stazione di Vicenza. Il treno mi porta, dopo qualche piccolo prevedibile disagio, alla stazione di Mantova. Qui incontro un mio caro amico e insieme partiamo per la destinazione finale: la città di Parma.
Dopo un'oretta circa di viaggio, passata ad osservare il bel panorama di campagna che si presenta durante il percorso, arriviamo a destinazione. Una volta trovato il luogo dove si sarebbe tenuto il concerto, l'auditorium Niccolò Paganini, troviamo ad aspettarci, presso l'entrata secondaria riservata agli artisti, una delegazione della "Locanda del Malandrino".
Subito veniamo accolti calorosamente, dimostrando la cordialità tipica di questo gruppo così unito, non solo dalla passione della musica del Maestro, ma da quella della bella musica in generale.
Passa qualche minuto ed esce dalla porta presso cui eravamo appostati niente meno che il Maestro in persona. Subito ci nota e ci saluta sorridendo. La devozione che ha per noi è quasi pari a quella che abbiamo noi per lui. Come lui stesso disse in occasione di un'intervista che gli fu sottoposta proprio dalla "Locanda del Malandrino", la sua ammirazione è dovuta soprattutto per il legame di amicizia che si è instaurato fra persone molto lontane geograficamente, legame instaurato per la passione comune della sua musica. Non ci considera dei fan, poiché il fan spesso porta ad atti estremi, ma ci considera spesso degli amici.
Dopo qualche minuto il Maestro rientra e questo ci ricorda che il tempo è ormai maturo per entrare anche noi. Ci rechiamo all'entrata principale dove troviamo una grande folla che attende di entrare.
Qualche minuto dopo si aprono le porte e tutti ci dirigiamo verso le prime file, dove ci erano stati riservati dei posti dal manager di Angelo. L'amicizia che molti della Locanda hanno stretto negli anni con il Maestro porta anche questi piccoli ma pur sempre importanti privilegi.
In attesa dell'inizio del concerto guardo incuriosito il luogo. Il palco, distante pochi metri, ha sullo sfondo un'imponente vetrata che fa trasparire un meraviglioso scorcio del parco esterno. La luce del sole riesce ancora a penetrare all'interno della stanza, dimostrando che la bella stagione e le lunghe giornate di sole non hanno ancora lasciato spazio al grigiore dell'autunno.
La stanza è gremita di gente che occupata tutti i posti disponibili. La passione per la bella musica attira ancora molte persone dimostrando che la sensibilità arde ancora nel cuore di molti.
Non passa molto tempo e subito notiamo entrare in fila i componenti del gruppo, tutti vestiti di nero. Subito dopo entra il Maestro che cambia percorso, entrando dalla parte sinistra del palco. Giustificherà il fatto, non appena prenderà parola, dicendo che entra sempre da quella parte perché l'altra porta sfortuna. Tutti sorridono a questa sua affermazione.
Le luci si affievoliscono e il silenzio si diffonde immediatamente. Angelo recita la frase di rito che apre tutti i suoi concerti: "Io sono il Trovatore e sempre vado per molti paesi e città. Ora che sono arrivato fin qui: lasciate che prima di partire IO CANTI". Il suono del GONG segue ed rimbomba sulle pareti della stanza, mettendo alla prova la grande acustica del posto.
Seguono le parole del "Cantico delle Creature" seguite poi dalla musica del Cantico musicato da Angelo stesso.
Una volta finita l'esecuzione, accolta con un grande applauso, Angelo presenta il suo concerto.
Il secondo brano che segue è "Il Sultano di Babilonia e la Prostituta" . Altri brani tratti da '"L'Infinitamente Piccolo" vengono eseguiti in modo ammirevole rivelando anche piccoli dettagli inediti che li rendono sempre molto speciali. I brani presentati, tutti intervallati da commenti tratti dalle "Fonti Francescane" e anche da aneddoti e battute del Maestro, sono "Il Lupo di Gubbio", "Audite Poverelle", "Il Trattato dei Miracoli", "Nelle Paludi di Venezia...", "La predica della Perfetta Letizia" e "La morte di Francesco". La mia attenzione ogni tanto si sofferma anche sullo sfondo trasparente dietro al palco, dove una grande vetrata proietta gli spettatori sul parco. Gli alberi mossi dal vento creano geometrie che rendono il concerto ancora più suggestivo, unico e memorabile. La prima parte del concerto termina con una versione del "Cantico delle Creature" che coinvolge tutto il pubblico.
Dopo un lungo e meritato applauso Angelo racconta una delle sue storie più conosciute a noi appassionati della sua musica: la leggenda del violino strumento del diavolo. Dopo un discorso che va dall'origine della musica alla sessualità degli strumenti, inizia a suonare il suo violino. L'oscurità che pian piano avanza crea un gioco di luci e ombre davvero particolare, tanto che sulle pareti della stanza viene proiettata l'ombra del Maestro.
Arrivato il punto inconfondibile dell'inizio della sua canzone più famosa si avvicina al microfono facendo una delle sue battute più apprezzate: "Nulla vi sarà risparmiato!". Tutti ridono e dopo un po' qualcuno inizia a seguire il Maestro che intona le parole de "Alla fiera dell'est". Io e molti del gruppo ci facciamo sentire facendo echeggiare le nostre voci sopra il quasi totale silenzio del resto del pubblico. Dopo qualche strofa si aggiunge qualche altro spettatore. Ancora con violino viene poi eseguita "Cogli la prima mela".
Seguono subito "Ballo in fa diesis minore" e "Vanità di Vanità" accompagnate dal resto del gruppo che prima aveva lasciato il palco per l'assolo di violino. "La pulce d'acqua" viene poi accompagnata in modo molto caloroso del pubblico esaltando anche Angelo stesso.
Un lungo applauso accoglie infine il gruppo al completo che ci regala qualche inchino. Lasciano poi il palco per un discorso fatto dall'organizzatrice dell'evento e dal sindaco di Parma.
Una volta finito il discorso Angelo abbraccia la chitarra e ci regala due brani meravigliosi che commuovono il pubblico ormai meravigliato della sua magia: "La donna della sera" e "Confessioni di un Malandrino". Angelo ci lascia con un saltello seguito da un lungo applauso che da l'idea di non voler smettere. Infatti dopo un po' riappare il Maestro che ci delizia con uno dei suoi brani più dolci e melodiosi: "La luna".
Segue un altro applauso e, acclamato da tutti, Angelo è costretto a rientrare per accogliere i saluti meritati. "Questa è la gloria", avrebbe detto un grande compositore italiano, nato proprio in quel paese, famoso per la grande cultura musicale.
Ancora emozionati tutti noi del gruppo ci avviciniamo per farci immortalare in una foto ricordo.
Qualche minuto dopo, lasciato parte del gruppo, ci rechiamo all'uscita secondaria nella speranza di veder uscire Angelo.
Non trascorre molto tempo (trascorso a scambiarci qualche emozione e racconto malandrino) ed iniziano ad uscire i componenti della band. Mi faccio scattare una foto insieme all'ormai mitico batterista Davide Ragazzoni e tutti ci complimentiamo per la bellissima serata che ci hanno regalato.
Una volta che il terzetto ci lascia attendiamo l'arrivo del Maestro che ci si fa desiderare.
La chioma d'argento appare poco dopo. Tutti ci avviciniamo e lui molto cortesemente, nonostante la stanchezza, ci firma qualche autografo. Io mi faccio firmare uno dei CD più conosciuti che ho acquistato da poco: "La pulce d'acqua". Mi faccio scattare una foto nella speranza che diventi per me un altro prezioso ricordo da custodire per sempre. Visto che mi viene scattata con una macchinetta analogica questo attira l'attenzione del Maestro che, come la moglie, apprezza la bellezza unica delle foto digitali, come per i film e la musica, come mi verrà detto subito dopo.
Ci lascia con un caloroso e amichevole saluto e tutti noi lo ricambiamo con un profondo sorriso.
Ormai il cielo è diventato scuro e le stelle lo dipingono con un motivo che a me emoziona sempre.
Ci salutiamo tutti e ci lasciamo con un sorriso.
Posso dire di aver trovato, in questo giorno, la bellezza della vera e sincera amicizia.
7 Settembre 2008.


Il Trattato dei Miracoli


La pulce d'acqua


Confessioni di un Malandrino